Flyer issued by CNT-AIT / Volante de la CNT-AIT / Flugfolio eldonita de CNT-AIT

Flyer issued by CNT-AIT / Volante de la CNT-AIT / Flugfolio eldonita de CNT-AIT

The New World is “moving along … or die”

Cédric Chouviat was one of those who get up early to earn a living in a world suffocated by unenforceable standards and where the exploitation of workers is growing behind a discourse that constantly praises the “uberization” of work.

He was a delivery man in one of these City Capitals where the bourgeoisie reigns supreme, where the dogsbody required by capitalism must only pass and not halt, where a “self-entrepreneur” can no longer find room to park his van.

The Branly avenue and the Suffren avenue belong to these beautiful places in Paris forbidden to proletariat, forbidden to Yellow Vests. In these avenues where money is sweating everywhere, workers are only tolerated. They are places in which the police are there to enforce every day the social segregation.

On January 3, in the corner of these two streets, Cédric Chouviat, as he was entitled, wanted to film the police officers who were monitoring his delivery activity.

The policemen did not like it, they imposed him a choke key and a deadly ventral tackle which fractured his larynx.

Cédric Chouviat died victim of all this social bestiality, he was the quiet father of five children and was forty-one years old.

The CNT-AIT Assembly in Toulouse, January 8, 2020

EL NUEVO MUNDO ES “QUE TE MARCHAS … O TU MUERES”

Cédric Chouviat fue uno de los que se levantaron temprano para ganarse la vida en un mundo sofocado por estándares no aplicables y donde la explotación de los trabajadores está creciendo detrás de un discurso que alaba constantemente la uberización del trabajo.

Él era un repartidor en una de estas Ciudades Capitales donde la burguesía reina suprema, donde las “pequeñas manos” del capitalismo, los explotados y precarios, solo deben pasar ; donde un “auto-emprendedor” ya no puede encontrar espacio para estacionar su camioneta.

La avenida de Branly y la avenida de Suffren pertenecen a estos hermosos lugares en París que tienen prohibido por los proletarios, prohibido pasar con chalecos amarillos, a esas avenidas que sudan dinero y donde solo se tolera a pena a los trabajadores, lugares en los que la policía está allí para imponer la segregación social perpetual.

El 3 de enero, en la esquina de estas dos calles, Cédric Chouviat, como tenía derecho, quería filmar a los agentes de policía que supervisaban su actividad de entrega.

No les gustó a los policias que impusieron una llave de estrangulamiento y una placa ventral mortal que le fracturó la laringe.

Cédric Chouviat murió víctima de toda esta bestialidad social. Era el tranquilo padre de cinco hijos y tenía cuarenta y un años.

La Asamblea CNT-AIT en Toulouse, 8 de enero de 2020

La Nova Mondo “cirkulas … aŭ mortas”

Cédric Chouviat estis unu el tiuj, kiuj ellitiĝas frue por gajni vivon en mondo sufokita de neplenumeblaj normoj kaj kie ekspluatado de laboristoj kreskas malantaŭ diskurso, kiu konstante laŭdas la uberigon de laboro.

Li estis liveranto en unu el ĉi tiuj ĉefurboj, kie la burĝaro regas supere, kie la malgrandaj manoj de kapitalismo devas nur pasi, kie “mem-entreprenisto” ne plu povas trovi ĉambron por parkumi sian kamioneton.

La avenuo Branly kaj la avenuo Suffren apartenas al ĉi tiuj belaj lokoj en Parizo, kiuj estas malpermesitaj al flavaj veŝtoj, al tiuj avenuoj, kiuj ŝvitas monon kaj kie laboristoj estas nur toleritaj, lokoj, kie la polico estas tie por devigi apartigon. ĉiutaga socia.

La 3an de januaro, en la angulo de ĉi tiuj du stratoj, Cédric Chouviat, kiel li rajtis, volis filmi la policistojn, kiuj kontrolis lian liveran agadon.

Ili ne ŝatis ĝin, ili trudis sufokan ŝlosilon kaj mortigan ventran plafonon, kiu frakasis lian laringon.

Cédric Chouviat mortis viktimo de ĉiu tiu socia besteco, li estis la trankvila patro de kvin infanoj kaj havis kvardek unu jarojn.

La Asembleo de CNT-AIT en Tuluzo, 8 januaro 2020

La rivoluzione sociale prima o poi si diffonderà nel Kurdistan turco

La rivoluzione sociale prima o poi si diffonderà nel Kurdistan turco

Da Zaher Baher dell’ Haringey Solidarity Group e Kurdistan Anarchist Forum

Di seguito è riportato il risultato della mia visita nel Nord Kurdistan in Turchia dal 02/11/14 all’ 08/11/14 come membro di una delegazione del Regno Unito, organizzata da Campagna di Pace in Kurdistan (PIK), Partito Democratico Popolare (HDP) e Congresso della Società Democratica (DTK).

Durante la visita abbiamo avuto la possibilità di incontrare molte organizzazioni, tra cui partiti politici, sindacati locali e regionali, co-sindaco di Diyarbakir e Suruc, il Coordinamento degli aiuti umanitari ai profughi, Campi Profughi, Villaggi al confine di Kobane, rappresentanti di Movimento delle Donne Libere e Democratiche, Associazione per i Diritti Umani, i rappresentanti del Partito democratico Regionale, Associazione degli Avvocati di Diyarbakir ed infine l’incontro con la Federazione delle Famiglie dei Detenuti.

Durante il nostro incontro con le persone abbiamo avuto totale libertà di porre le domande riguardo la situazione, le loro responsabilità, il loro approccio ai problemi che si trovano ad affrontare, e le loro attività attuali e future.

Non vi è dubbio che ciascuna delle organizzazioni di cui sopra era sovraccarica di lavoro, carente di fondi, aiuti umanitari e la mancanza di sostegno da parte del governo centrale. Questo avveniva per i seguenti motivi:

a – La guerra in Kobane aveva creato un grosso problema nella regione a causa del numero enorme di profughi dalla città e dalla comunità Ezida da Shangal (Sinjar Province). Questo ha creato un grosso problema per ciascuno dei suddetti dipartimenti.

b – La lentezza del processo di pace tra PKK e il governo turco, che si è quasi fermato. Questo, ovviamente, ha reso il popolo arrabbiato, frustrato e deluso.

c – Il proseguimento della guerra a Kobane ha causato ancora più uccisioni e lo spostamento di persone, mentre non vi è alcuna speranza evidente di sconfiggere l’Isis. Ci sono prove che il governo turco sta sostenendo l’Isis. Queste sono le ragioni per cui aumentano le manifestazioni e le proteste e la risposta viziosa da parte della polizia che destabilizza ulteriormente la situazione.

L’osservazione più importante durante la nostra visita è la frammentazione delle organizzazioni, e la formazione di una varietà di gruppi in luoghi diversi. Alcuni di questi erano vecchi, ma molti sono cresciuti durante l’ultimo paio di anni. Ciascuno di loro sta lavorando per il progresso della società verso una situazione di stabilità, pace, libertà, giustizia sociale, diritti umani, c’era qualche segno di coordinamento tra di loro.

Molti di questi enti si sono formati automaticamente e si fanno forza da soli al di là della situazione attuale e del governo centrale. Questo è un motivo per cui si è creata un po’ di tensione tra loro e il governo. E’ sorprendente notare che il Comune di Diyarbakir è eletto dal popolo kurdo, ma non ha alcun contatto né con il capo della polizia o il governatore di Diyarbakir. Questo è il caso anche di altri dipartimenti. Per esempio, quando abbiamo chiesto all’Associazione dei Diritti Umani se hanno scritto alla polizia per il loro comportamento e le molestie verso le popolazioni locali, hanno risposto dicendo che “Non vi è niente da scrivere visto che mai ci rispondono.” Ci sono molte scuole curde, ma lo Stato non le riconosce. Le persone però sostengono fortemente queste e sono fiduciose che un giorno possano costringere lo Stato a riconoscerle. E’ interessante come la gente sta sfidando il potere e lo stato. C’è un potere nel potere. C’è ” il potere del popolo ” e la gente ci crede, si lavora per questo, la gente ha fatto forza su sé stessa malgrado il potere dello stato ed è diventata pratica e forte. Questo è il metodo della gente: riprendersi in mano il potere usurpato da un’ elite minoritaria. Anche se questo non è difficile nelle città dove la stragrande maggioranza sono curdi e credono nei cambiamenti. Così la rivoluzione sociale parte dal basso della società, e non dall’alto.

Dopo 28 anni di guerra, il PKK ha capito che deve cambiare la direzione delle sue lotte, i suoi obiettivi e la sua strategia altrimenti il suo futuro non sarà migliore del futuro di altri movimenti,

A mio parere il PKK o almeno la fazione dominante all’interno del PKK, ha preso la decisione giusta e la giusta direzione mettendo a tacere le armi e aprendo la sua mentalità, sostituendo alla strategia delle forze militari il potere delle persone, alla rivoluzione politica la rivoluzione sociale. L’onda della rivoluzione sociale è così forte che sarà estremamente difficile per chiunque o per qualsiasi partito politico cambiare la sua direzione figuriamoci fermarla. E’ diventata una cultura, in particolare per le giovani generazioni, che si sono rese conto che è l’unico modo per sfidare il potere, per sfidare il sistema e apportare grandi cambiamenti.

Attraverso il dialogo con la gente, sono così fiduciosi di poter apportare cambiamenti. All’incontro con il Movimento delle Donne Libere e Democratiche, c’erano 9 donne presenti. Ci hanno detto come affrontano il problema delle donne nella società, come la violenza domestica, stupri e altri abusi, come sostengono gli individui ed il metodo per renderli sicuri e affrontare il loro problema. Alcune di loro hanno parlato della loro esperienza e ci hanno detto perché hanno aderito al movimento, in realtà sono quasi diventate altre persone. Prendono parte al campo della pace delle donne, condividendo gli obiettivi, discutono i libri che leggono e lavorano con le donne della federazione democratica di Kobane . Quindi abbiamo chiesto loro se ci fossero gruppi gay o lesbiche a Diyarbakir. In risposta ci hanno detto “ci sono un paio di gruppi in città, abbiamo contatti con loro e noi siamo delle loro sostenitrici accanite.” E ‘incredibile vedere in una città come Diyarbakir che c’è un movimento di donne con molto coraggio e apertura mentale che sostengono ciò.

La Federazione delle Famiglie dei Detenuti (Tuhad-FED) è un altro gruppo con cui abbiamo avuto un paio di ore di incontro. Questo gruppo si è formato nel 1996 in maniera pubblica. Dispone di 14 volontari, la metà delle quali sono donne che lavorano instancabilmente. La maggior parte dei soci fondatori del gruppo ha avuto un’esperienza carceraria molto amara, sono stati torturati o detenuti per un periodo di tempo. Il suo co-presidente della federazione è ancora in carcere. Questa federazione è molto attiva ed ha contatti regolari con le famiglie ed i genitori dei detenuti. Li sostengono per tenersi in contatto, trovare un avvocato per i detenuti e finanziare le famiglie dei più poveri per visitare i loro cari in carcere.

Questo gruppo è in contatto con diversi gruppi all’estero e localmente con l’Associazione per i diritti umani (IHD). Nel nostro incontro con l’IHD, hanno confermato che la polizia ha arrestato molte persone alla manifestazione del 06/10 e 07/10 (2014) contro l’autorità turca. Ciò quando molte migliaia di persone sono fuggite da Kobane in Turchia contro la volontà del governo. Le manifestazioni sono state contro la politica silenziosa dello stato della Turchia che sostiene l’Isis. Il capo dell’ IHD ha confermato che soli 5 minuti prima del nostro arrivo, un paio di persone sono venute nel loro ufficio per informarli che i loro figli, di età compresa tra 16 e i 17 anni, sono stati portati via dalla polizia. Essi sono stati informati del fatto che durante la manifestazione 42 persone e 2 poliziotti sono stati uccisi, 1.128 persone sono state arrestate tra cui 53 bambini, e 221 sono ancora in carcere.

In un incontro con il co-presidente di uno dei sindacati che lavora in un ospedale, lei ha confermato l’arrivo di 128 feriti e alcune persone ferite gravemente al loro ospedale. La polizia ha fatto irruzione nell’ufficio del sindacato e in ospedale un paio di volte per scoprire se qualcuno che ha aiutato le persone a Kobane è stato ricoverato in ospedale. Quando hanno trovato malati e feriti da Kobane lei e le altre infermiere hanno subito vessazioni, abusi verbali ed hanno preso i loro documenti di identità.

Nel nostro incontro con l’Associazione degli Avvocati di Diyarbakir, abbiamo incontrato 5 Avvocati. Ci hanno detto che hanno circa 1000 avvocati nella regione del Kurdistan che lavorano in diversi dipartimenti, si occupano di difesa dei diritti delle donne e dei bambini o lavorano presso i centri di assistenza legale finanziati dallo stato. Hanno confermato che grandi cambiamenti non hanno avuto luogo dall’inizio del processo di pace. Loro sono ottimisti e ritengono che la situazione migliorerà entro il prossimo anno, quando cambierà la costituzione. Hanno sottolineato che c’era un sistema di cauzione, ma questo non si applica a coloro che sono coinvolti in cause politiche e le loro cause devono essere risolte in tribunale. Quando abbiamo chiesto loro di fare denunce circa il comportamento della polizia, mi hanno risposto “Non riteniamo che ne valga la pena perché la polizia non ascolta e non cambierà il suo atteggiamento.”

Hanno confermato che 2000 studenti sono stati arrestati e in tutta la Turchia 3000-4000 persone sono ancora in carcere e questo nonostante la costituzione turca in cui si afferma che le persone non dovrebbero essere arrestate per attivismo politico o opinione. Tuttavia, se si appartiene a una certa parte politica o scoperto in possesso di una sorta di bandiera o striscione con slogan di incitamento all’odio, si diventa perseguibili di arresto.

I drammi dei rifugiati continuano:

Dalla caduta di Mosul, in Iraq, da parte dell’Isis e il genocidio degli Eyzidis e l’inizio della guerra in Kobane, la regione del Kurdistan in Turchia è sopraffatta dai rifugiati provenienti da Kobane e Sinjar. Più di 100.000 Eyazedis sono fuggiti, molti di loro sono finiti nel Kurdistan iracheno e altri 18000 sono arrivati in Turchia. Ci sono anche circa 4000 di loro in uno dei campi appena alla periferia di Diyarbakir. Il co-sindaco di Diyarbakir ha confermato che non vi è stato alcun sostegno da parte delle Nazioni Unite. La gente della regione ha donato denaro per le tende, cibo e vestiti. Ha detto che ” il 90% della donazioni e aiuti è arrivato al comune di Diyarbakir dalla gente locale e solo il 10% dallo stato. ” Ci ha detto che lavorano molto duramente per fornire beni di prima necessità, come tende, cibo, vestiti, acqua calda, energia elettrica, docce, ambulatori medici e le scuole ai loro figli. Ha detto che hanno grandi difficoltà perché tutti i servizi devono essere effettuati da volontari; non hanno abbastanza persone. Inoltre mancava personale qualificato, medici, infermieri, letti, ambulanze e medicine. Il governo turco non li supporta nella fornitura di servizi e tutto è stato organizzato dai Comuni.

Abbiamo incontrato anche il sindacato della Regione sud est dell’ Anatolia in cui Gabb è responsabile del coordinamento degli aiuti umanitari ai profughi. Questo ente è composto da 286 membri, di cui il 30% sono donne. Essi eleggono 7 persone come parte attiva del comitato. La metà del loro budget proviene da tutti i Comuni della regione che hanno contatti all’estero. Gabb ci ha detto di avere un piano intensivo per i prossimi 3 mesi per il coordinamento tra i campi profughi, tra i profughi di Kobane e Shangal e anche con la Turchia per ottenere informazioni e sostegno umanitario. Essi intendono anche classificare le persone per sesso, età, salute e altri problemi. Hanno confermato che sovrintendono e sostengono 9 campi di rifugiati, in cui 4 di loro di Eyazidis da Shangal. Hanno confermato che già intorno ai 6000 di loro sono tornati nel Kurdistan iracheno, ma ha ricevuto 96 000 di più che si sono stabiliti a Suruc, e 2840 a Mardin.

Abbiamo anche visitato il campo profughi degli Eyazidis dove vivono oltre 4 000 persone. Queste persone si sono lamentate per la qualità del cibo, l’acqua calda, i medici e gli infermieri. Ci hanno detto che a causa della mancanza di trasporti ci vogliono 15 giorni per essere trasferiti in un ospedale e i rifugiati senza denaro devono pagare per il loro trattamento sanitario.

In Suruç, abbiamo visitato il campo profughi di Kobane che è stato istituito il 15/09/14. Hanno le stesse agevolazioni dei rifugiati di Shangal. Sembrava vivessero in condizioni ragionevoli. Ci hanno detto che hanno 15 medici, 20 infermieri e molti altri su chiamata a prendersi cura di loro. Sembra che siano più felici dei rifugiati di Shangal, probabilmente a causa dei seguenti fattori:

a – Sono molto vicini a Kobane, da dove vengono, e questo psicologicamente influenza, rispetto agli Eyazidis lontani da Shangal.

b – I rifugiati a Kobane ritengono che il loro soggiorno è temporaneo e torneranno a casa presto. Gli Eyazidi hanno poche speranze di tornare perchè l’Isis controlla stabilmente la loro regione.

C – I rifugiati di Kobane hanno avuto il tempo di uscire di casa e alcuni sono riusciti a prendere i loro oggetti di valore con loro. Gli Eyazidis, d’altra parte sono stati posti di fronte alla strage immediata. Hanno lasciato tutto alle spalle e molti dei loro parenti sono stati uccisi. Centinaia di donne sono state rapite dall’ Isis ed il numero di donne vendute per schiavitù sessuale a seguito delle incursioni è ancora sconosciuto.

d – I rifugiati provenienti da Kobane l’hanno lasciata mentre c’erano ancora persone dietro a combattere le forze dell’Isis. Gli Eyazidis sono amareggiati verso le forze di Massoud Barzani (I peshmerga), ci hanno informato che non appena l’ Isis è arrivato i Peshmerga si sono ritirati ed hanno lasciato massacrare gli Eyazidi. Il ritiro del Peshamerga è un mistero e nessuno sa se è avvenuto su ordine di Massoud Barzani, per un accordo tra Isis, il governo turco e Barzani o qualcos’altro. Quando abbiamo parlato con la gente nel campo Eyazida alcuni di loro non nascondono la loro rabbia e la frustrazione contro i Peshmerga di Masoud Barzani.

Il governo turco ha cambiato la sua tattica, ma non la sua strategia contro il popolo curdo:

Ovunque la gente ha una cosa in comune: ‘Non c’è stato alcun cambiamento di rilievo dal momento del cessate il fuoco del dicembre 2012.’ La soppressione e l’oppressione sono in corso, ancora la comunità curda è emarginata, ancora si può vedere una grande differenza tra curdi e città turche.

Non c’è molto sostegno da parte del governatore della città o dal governo centrale ai Comuni che sono controllati dal popolo curdo. La comunità curda soffre molto della disoccupazione e di problemi di salute. Le persone vivono ancora in grande paura sia per la loro sicurezza o è timorosa che i figli siano molestati, rapiti o detenuti senza ragione.

E’ vero che il popolo kurdo ha ora il controllo dei suoi Comuni, e ha creato molte organizzazioni, associazioni, sindacati e una varietà di gruppi. Tuttavia, ricevono molto poco o nessun aiuto da parte del governo. Si è notato che i curdi hanno spinto maggiormente la loro causa e il governo turco non ha avuto altra scelta che accettare. Ciò può essere dovuto alla speranza del governo di diventare un membro dell’UE. Anche i curdi hanno semplicemente rifiutato la vecchia situazione. Essi sono pronti a combattere e non vogliono fermare la loro rivoluzione sociale, che è al suo inizio.

Possono succedere tante cose, ma niente che può far deragliare la rivoluzione sociale:

La situazione è molto tesa e delicata. Il processo di pace sembra essersi fermato. Kobane è ancora assediata, l’ Isis è ancora una grande minaccia per la regione e rimuovere Assad dal potere sembra non essere possibile per il momento. Gli Stati Uniti e il resto dei paesi occidentali potrebbero mettere in atto una chiara politica o una strategia per sconfiggere l’Isis e il governo turco non è serio nella trattativa con il PKK. Questi fattori hanno un impatto diretto o indiretto sulla situazione in Turchia.

Tuttavia, i fattori più importanti di cui sopra che potrebbero far deragliare la rivoluzione sociale sono:

a –La fine del cessate il fuoco da parte del PKK e il ritorno alla guerriglia. Questo sarebbe un disastro per la società turca e la comunità curda. Non c’è dubbio che questo porterebbe più uccisioni, più distruzione, più spostamento di persone, creando un sentimento d’odio tra curdi e turchi, aumentando l’ondata di razzismo e avrebbe un impatto negativo nella regione nel suo complesso e nelle regioni curda in Iraq, Iran e la Siria in particolare.

b – L’atteggiamento degli Stati Uniti e dei paesi occidentali che trattano il PKK come organizzazione terroristica non aiuta la situazione. Proseguire tale politica non porterà alcun beneficio né per curdi o ai loro alleati nella regione. Questi paesi hanno bisogno di cambiare i loro atteggiamenti sul PKK, dovrebbero capire che non è la stessa organizzazione che era nel 1990. Essi dovrebbero considerare PKK come forza principale della regione, forza molto popolare. Essa è infatti cambiata ed è progredita notevolmente negli ultimi anni. Pertanto, il PKK non può essere emarginato. Gli Stati Uniti ei paesi occidentali dovrebbero costringere il governo turco a non considerare scontato il cessate il fuoco, essi dovrebbero afferrare l’occasione per porre fine a questa lunghissima vertenza.

c – Il governo turco ha rapporti dubbi con Isis e le altre organizzazioni terroristiche nella regione. Per esempio li usa in una guerra per procura che può diventare estremamente rischiosa per la Turchia. Il presidente della Turchia, il sig Tayip Erdogan, e il suo governo dovrebbero lasciare il loro sogno di creare il vecchio Impero Ottomano nel ventunesimo secolo. Invece dovrebbero concentrarsi sui loro problemi interni, in particolare la questione curda.

d- C’è ancora una grande lotta tra i vertici militari e i politici in Turchia per il potere. Il processo di pace non è mai stato l’interesse dei vertici militari. Anche se attualmente la lotta è sempre meno efficace, l’intervento di reti di spionaggio all’interno della regione insieme con gli Stati Uniti e i paesi occidentali potrebbe rilanciare questa lotta e rafforzare l’idea nei generali di un colpo di stato militare. Questo, ovviamente, non è nell’interesse del processo di pace e della rivoluzione sociale perchè riporterebbe le vecchie politiche di repressione, l’oppressione e l’uccisione di persone innocenti e il ritorno a come era prima.

Traduzione a cura della commissione relazioni internazionali della Federazione Anarchica Italiana

Sulla crisi in Iraq

Sulla crisi in Iraq

La crisi in Iraq risale al regime di Saddam Hussein ed è proseguita con “l’attuale regime democratico” dopo l’invasione del 2003. Non c’era libertà, né giustizia sociale; nessuna uguaglianza e pochissime opportunità per coloro che erano indipendenti dai partiti al potere. Oltre alle violenze ed alle discriminazioni contro le donne e la gente comune si è creata una forbice enorme tra i ricchi ed i poveri, con i ricchi sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri.

La crisi in corso non è molto dissimile da quella precedente. Infatti non è che il protrarsi della stessa situazione degli ultimi decenni. La sola differenza sta nei nomi e nella forza dei partiti al potere.

I politici ed i mass-media amano dire che gli scontri in corso sono la continuazione di antiche lotte e conflitti tra le principali correnti islamiche: gli Sciiti ed i Sunniti e che queste si portano dietro una scia di sangue dagli inizi della religione islamica.

Se guardiamo alla storia delle nazioni, dei paesi e dei popoli, troviamo sempre conflitti tra i dominatori ed i dominati, tra gli sfruttatori e gli sfruttati, tra gli occupanti ed i popoli che subiscono l’occupazione, tra gli invasori e chi lotta contro il dominio, contro le autorità e contro gli Stati. Per farla breve una guerra per maggiore accumulazione e maggiori profitti.

Ciò che sta avvenendo in Iraq con “lo Stato Islamico di Iraq e Levante (Siria), Isis” non è ciò che viene dipinto dai media. Questi sono i fatti:

1. L’avanzata di Isis è opera di una piccola minoranza aiutata dalle fazioni sunnite deluse dal governo sciita a Baghdad: si tratta dei capi tribali sunniti, di esponenti del partito Ba’ath, di ufficiali del vecchio esercito e di fazioni dell’insurrezione precedente, tutti insieme per vedere come dare scacco al primo ministro iracheno Nouri al-Maliki . Quando Isis si è messo in marcia verso Mosul, conquistando la terza città del paese, non erano che meno di 2.000, mentre in città c’erano almeno 60.000 uomini tra poliziotti, soldati delle forze di intelligence e di sicurezza. Una forza molto ben equipaggiata con aerei da combattimento, carri armati e diversi tipi di armi speciali, ma questo esercito è collassato e si è volatilizzato di fronte all’Isis offrendo una scarsa se non nessuna resistenza.

2. Quello che sta accadendo è molto probabilmente un piano messo a punto da Turchia, paesi del Golfo e Governo della Regione Curda “K.R.G”, un piano noto anche a Stati Uniti e Regno Unito.

3. E’ molto difficile sapere cosa accadrà poi alla fine, dato che nella maggior parte dei casi questo dipende dagli interessi statunitensi e dei paesi occidentali, i quali valutano ogni insurrezione ed ogni movimento in base ai vantaggi o danni per i loro interessi. Fino ad ora USA e Regno Unito hanno insistito perché il popolo iracheno fosse unito e vivesse all’interno dello stesso sistema. Ma se dovessero vedere che i loro interessi vengono minacciati non avrebbero nessuno scrupolo a dividere l’Iraq in 3 mezzi-Stati tra Curdi, Sunniti e Sciiti.

4. Questa situazione ha spinto l’Iraq sull’orlo di una guerra settaria, specialmente dopo la fatwa emessa dall’Ayatollah Ali Al-Sistani, uno dei più riveriti esponenti del clero sciita, per l’armamento dei cittadini e l’arruolamento nell’esercito.

5. Per noi uno degli scopi di questa guerra è quella di contenere e strangolare il movimento democratico di massa del popolo curdo che vive nel Kurdistan occidentale (cioè in territorio siriano) e la sua amministrazione locale. Un movimento di massa che ha dimostrato come ci sia un’alternativa allo stato-nazione, al vecchio e nuovo liberismo ed al suo governo. Un movimento che ha dimostrato che non è necessario seguire le “Primavere Arabe” che hanno portato all’insediarsi di governi islamici. Inoltre questo movimento ha dimostrato che un popolo può insorgere senza il sostegno degli USA, della UE e dei loro agenti. Ha dimostrato che la rivoluzione sociale deve iniziare dal basso e non dall’alto e questo può essere raggiunto costruendo realtà locali che prendono le loro decisioni in autonomia. Questo movimento non è evidentemente utile agli interessi dei politici e del neo-liberismo, per cui la prossima mossa sarà l’attacco al Kurdistan occidentale ed al movimento di massa dei Curdi.

In base a quanto detto finora il KAF denuncia come questa guerra è stata scatenata ed imposta al popolo iracheno, crediamo che sia necessario organizzarsi al di fuori dei partiti politici, al di fuori dei sostenitori della guerra, delle istituzioni statali e dei governi; è necessario organizzarsi nei posti di lavoro, nei quartieri, nelle scuole, nelle università e nelle strade per essere uniti e contrastare la guerra, l’ingiustizia, la povertà, la fame, le disuguaglianze e la repressone che viene imposta tramite questo brutale sistema fatto di Stati, imprese capitalistiche, istituzioni finanziarie, mass media neoliberisti e servizi di spionaggio.

Kurdistan Anarchists Forum

18 giugno 2014

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali.

Related Link: http://www.anarchistan.tk
http://www.anarkismo.net/article/27127